UFFICI INPS MODENA, LE NOVITÀ INTRODOTTE PER I CUD AUMENTANO I PROBLEMI DI GESTIONE DEI SERVIZI

Le recenti innovazioni sui modelli CUD e OBisM che non vengono più inviati a casa dall’Inps a pensionati e lavoratori, ma sono scaricabili solo via Internet, sono solo la punta dell’iceberg del caos gestionale dell’Istituto previdenziale. Un caos che difficilmente i modenesi riescono a percepire, grazie alla professionalità dei lavoratori.

Come sta emergendo in queste settimane, l’innovazione su CUD e OBisM è di difficile attuazione in particolare per un’utenza anziana che non ha familiarizzazione con l’informatica, e sta determinando un considerevole afflusso di pubblico agli uffici modenesi dell’Inps per avere assistenza su come accedere ai modelli.

A Modena il servizio è assicurato da 184 addetti, mentre 52 lavoratori sono distribuiti nelle sedi periferiche di Carpi, Sassuolo, Mirandola, Pavullo e Vignola. Un organico sottodimensionato rispetto ad altre realtà nazionali. Per questi motivi i Sindacati dei lavoratori hanno concordato con l’attuale Direzione modenese una modifica all’organizzazione del lavoro per consentire l’apertura di uteriori sportelli per ridurre i disagi all’utenza dei  tempi di attesa.

Nonostante l’impegno della direzione modenese, ad oggi però i problemi sono ancora molto grandi. Addirittura i lavoratori dell’Inps devono fare miracoli per reperire carta, toner e materiale di cancelleria per consegnare ai cittadini la modulistica.

Ciò che più aumenta l’amarezza dei lavoratori è il fatto che mentre la Direzione centrale non assegna le risorse economiche necessarie per far funzionare gli uffici, si subiscono scelte a dir poco discutibili, volute proprio dal presidente nazionale dell’Inps, che non sono risolutive dei veri problemi, come ad esmepio l’investimento di 170 milioni di euro per l’appalto finalizzato allo sviluppo e manutenzione di un software applicativo dell’Inps.

Nonostante il dottor Mastrapasqua perpcepisca uno stipendio da capogiro, questa metodologia gestionale mette in risalto la poca conoscenza delle necessità più volte descritte anche dai rappresentanti sindacali, oltre che l’assenza di consapevolezza dei problemi degli uffici periferici che molto spesso si trovano a condividere con i dirigenti un senso di grande sconforto.

Mentre si continua ad alimentare la polemica contro i lavortaori pubblici (vedi la campagna di astio scatenata dall’ex Ministro Brunetta), i lavoratori pubblici di frontiera come i dipendenti dell’Inps di Modena devono condividere con i cittadini le difficoltà imposte dai burocrati di Stato, senza che questi abbiano considerato minimamente le denunce del sindacato in merito all’assenza di progetti formativi che sono necessari per migliorare il servizio.

Inoltre si aggiungono i problemi di insofferenza da parte degli utenti che giustamente hanno diritto a servizi migliori. Anche la vigilanza agli ingressi non è sufficente, visto che assicurare l’assistenza aggiuntiva sui CUD sui sono aperti ulteriori sportelli che non possono essere vigilati adeguatamente perchè ubicati in locali distanti tra loro.

Peggio ancora avviene per le restanti sedi Inps presenti in provincia dove non è previsto nessun servizio di vigilanza e i lavoratori sono abbandonati a se stessi. Qui l’esercizio di  calmierazione degli utenti è una pratica quotidiana ed è l’unico strumento che hanno a disposizione i lavoratori.

Ultima, ma non meno importante, la denuncia della grave carenza di personale che, per effetto della spending review, si aggraverà considerevolmente e raggiungerà livelli di insopportabilità per effetto della fusione con l’Inpdap visto che il personale di ruolo di questo istituto è inferiore al 50% di quello previsto da organico (18 addetti sono di ruolo e 11 sono comandati da altri enti e probabilmente ritorneranno agli uffici di origine).

Tutta questa situazione aumenta la convinzione del sindacato FP/Cgil che sia in atto un progetto di ridimensionamento del funzionamento dell’istituto previdenziale che a Modena costituisce un riferimento per i cittadini e le aziende del territorio con buona pace di quanti stanno conducendo la battaglia per l’annullamento dei servizi pubblici.

Sono certamente necessarie politiche di riforma, ma devono essere basate su un uso razionale delle risorse umane ed economiche senza escludere anche progetti di adeguamenti degli organici, superando la logica dei tagli lineari provando semmai a prendere a riferimento esperienze di analoghe realtà nell’ambito europeo.         

Vincenzo Santoro FP/Cgil Modena

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