VALUTAZIONE COMPLESSIVA

La Legge sulla “spending review” ha un nome ambizioso: “Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini”.

Una operazione complessa che sarebbe possibile solo affrontando il tema delle riforme a partire da quella delle Pubbliche Amministrazioni in attuazione della Costituzione e della qualità della spesa e di una reale lotta agli sprechi.

Una operazione complessa che ha bisogno di innovazione, risorse e semplificazione, oltre che della partecipazione delle parti sociali.

Tutti temi non presenti nel provvedimento.

Il decreto varato non è nulla di più di una mera operazione di tagli alla spesa ed ai servizi.
La dimensione dei tagli, del 2012 e degli anni successivi, i settori coinvolti che riguardano le Pubbliche Amministrazioni, la sanità, le autonomie locali, i beni e i servizi, e
le modalità “lineari” dei tagli stessi che colpiscono indistintamente sia le situazioni virtuose che quelle meno, trasformano il provvedimento in una nuova, vera e propria manovra economica pluriennale, non a caso “dichiarata” per evitare l’aumento delle aliquote IVA che sarebbero scattate a causa della manovra Berlusconi (aumenti che comunque vengono rinviati a giugno 2013, momento nel quale vi sarà la necessità di nuove risorse), e per dare corso alle situazioni di emergenza quali il terremoto ed il secondo intervento che cerca di risolvere il problema “esodati”.

Così, mentre si attendeva, in base agli annunci, una manovra che coniugasse lotta agli sprechi lì dove si verificavano, nuovi assetti semplificati delle strutture pubbliche superando le duplicazioni e le confusioni, nuovi strumenti di spesa che producessero anche razionalizzazione e redistribuzione, ci si trova invece dinanzi a misure dominate dall’esigenza di fare cassa “immediata” piuttosto che da un nuovo assetto della spesa pubblica. Ogni giorno risulta sempre più evidente che con tale dimensione non potranno che essere colpiti e ridotti i servizi alle persone e al Paese, mentre poco si fa nella lotta agli sprechi ed alle spese superflue o rinviabili (come nel caso delle spese militari), o come continua a non farsi in tema di lotta alla evasione, di riforma del fisco e di introduzione di una patrimoniale strutturale sulle grandi ricchezze.

Si tratta di una manovra destinata a colpire ancora una volta il lavoro, i cittadini ed i servizi, i territori, perpetuando la tesi sempre più sbagliata che vede il rigore dei conti come strumento principale, quasi automatico di crescita futura.

La crisi finanziaria e di crescita sociale del paese rischia di aggravarsi ulteriormente.