SISTEMA SANITARIO

Innanzitutto una premessa.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità colloca il nostro sistema al secondo posto, alle spalle solamente di quello francese. I recenti dati ORCD confermano che il rapporto spesa per la sanità/PIL in Italia è tra i più bassi in assoluto. Infine la Corte dei Conti ha recentemente certificato il netto miglioramento della spesa, a partire proprio dalle regioni in deficit, con la sola esclusione della Sicilia.

In sostanza, la sanità è una delle poche attività dove il nostro Paese “sale sul podio”, e chi ha scelto in passato altre strade, come gli Usa, sta cercando faticosamente di cambiare un modello centrato sulle assicurazioni che si è dimostrato selettivo e costosissimo.

Quindi, perché tagliare la sanità, e tagliarla in questo modo?!? Perché intervenire con azioni drastiche (come se si partisse da zero) e non in modo calibrato su singole specifiche situazioni?

 

Vediamo quindi cosa prevede l’art. 15 “Disposizioni urgenti per l’equilibrio del settore sanitario e misure di governo della spesa farmaceutica”, soffermandoci in particolare sui provvedimenti maggiormente significativi per i settori seguiti dalla nostra categoria.

Farmaceutica (commi da 2 a 11)

Abbassato il tetto di spesa, sostanzialmente a carico della filiera farmaceutica (aziende, grossisti, farmacisti). L’abbassamento del tetto di spesa è però un taglio assolutamente lineare, che colpisce tanto i territori e le aziende sanitarie che molto hanno fatto per l’abbassamento della spesa quanto chi invece ha ancora “margini di intervento”.

Dispositivi medici (comma 13)

Previsto un abbassamento della spesa e relative forniture.

Acquisto beni e servizi (comma 13)

Riduzione del 5% della spesa per acquisto di beni e servizi (appalti pulizie, lavanderie, ecc…). Anche in questo caso si tratta di una taglio lineare, che rischia di scaricarsi sui fornitori contrattualmente più deboli e su lavoratori già colpiti dai tagli degli ultimi anni. Presente anche il rischio di bloccare forniture necessarie.

Ospedali (comma 13)

Riduzione su base regionale dei posti letto a 3,7 posti ogni 1.000 abitanti. Per l’Emilia-Romagna parliamo di 3.500 posti su 20.000 (applicandolo a Modena, parliamo di -350 posti letto). La riduzione dei posti letto è a carico dei presidi ospedalieri pubblici per una quota non inferiore al 50 per cento del totale dei posti letto da ridurre (era il 40% nella prima versione del decreto) ed è conseguita esclusivamente attraverso la soppressione di unità operative complesse (interi reparti dovranno quindi scomparire).

Per quanto attiene il personale, particolarmente significativo e preoccupante è il “coerente adeguamento delle dotazioni organiche dei presidi ospedalieri pubblici”.

Privato accreditato (comma 14)

Riduzione della spesa ambulatoriale ed ospedaliera a carico del SSN, e dei relativi volumi di prestazioni acquisite dai privati accreditati. Anche qui non si potrà distinguere tra sprechi e riduzione delle prestazioni per i cittadini.

Personale (comma 21)

E’ prorogata sino al 2015 la riduzione della spesa per il personale rispetto al 2004, e viene estesa (contrariamente al passato) anche alle Regioni coi conti in equilibrio. Saranno proprio queste Regioni, quindi, le più penalizzate. Questo provvedimento dimostra in modo evidente quanto i tagli siano esclusivamente di tipo ragionieristico a scapito dei cittadini, e non invece finalizzati alla riduzione degli sprechi ed all’efficientazione dei sistema.

Per ridurre le spese del personale rispetto al 2004 e per ridurre gli organici negli ospedali, quindi, si introducono di fatto (pur senza esplicitarli) il blocco del turn-over e la possibilità di licenziamento del personale.

Misure alternative

Ad esclusione degli interventi sulla spesa farmaceutica, gli altri provvedimenti potranno essere evitati se a breve ci sarà un’intesa tra Stato e Regioni per un “Nuovo Patto per la Salute”, a condizione di ottenere i medesimi risparmi complessivi (i 4,7 miliardi previsti in questo decreto più i 7,9 contenuti nella manovra precedente).

 

Questa non è una spending review, altro che riqualificazione della spesa: siamo di fronte ad un taglio del finanziamento, ed il Governo dovrebbe assumersi la responsabilità di chiamarlo col proprio nome.

Il nuovo Patto per la Salute dovrebbe quindi avere il compito di prevedere una secca riduzione dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), con le conseguenze maggiori proprio nelle regioni virtuose.