RIDUZIONE ORGANICI (LICENZIAMENTI) PER LE AMMINISTRAZIONI STATALI

Con questo decreto-legge sono stati fissati, tra gli altri, gli elementi per la riduzione degli organici nelle amministrazioni pubbliche con particolare riferimento agli uffici statali, senza però aver fatto una analisi articolata della situazione.

Queste norme sono tutte concentrate nell’art. 2 “Riduzione delle dotazioni organiche delle pubbliche amministrazioni”.

Il riferimento è a tutte le cosiddette “funzioni centrali”, ossia alle amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, alle agenzie fiscali, agli enti pubblici non economici, agli enti di ricerca, …

Prima di entrare nel merito della norma non possiamo non evidenziare la frettolosità e superficialità del testo visto che, ad esempio, per le agenzie fiscali ci sono evidenti contraddizioni in quanto da un lato esse sono incluse nei tagli degli organici, mentre in un altro comma le stesse agenzie vengono escluse dai tagli.

Se a ciò aggiungiamo il fatto che il decreto di riordino delle agenzie prevede una provvisorietà della dotazione organica, è facile intuire che la riduzione ci sarà e che, per bene che vada, dovrebbe essere di almeno il 10% (parametro riferito ai costi del personale) come già previsto dalla legge finanziaria dell’anno scorso.

Ritornando comunque al testo della legge sulla rivisitazione della spesa (spending review) in tutti gli enti cosiddetti statali viene disposta:

  • una riduzione del numero dei dirigenti in misura non inferiore al 20% di quelli esistenti;

  • per il personale non dirigenziale, un’ulteriore (oltre a quella già prevista) riduzione non inferiore al 10% della spesa complessiva relativa al numero dei posti di organico di tale personale.

Questa riduzione si aggiunge, appunto, a quella già prevista da una delle Finanziarie 2011 del precedente Governo.

Sono comunque esclusi dagli interventi sulla spending review le spese per le strutture ed il personale del comparto sicurezza e del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco; inoltre sono esclusi dai tagli il personale amministrativo operante presso gli uffici giudiziari e il personale di magistratura (è comunque opportuno ricordare che queste amministrazioni avevano avuto da leggi precedenti forti limitazioni in materia di personale).

La norma dispone che tutte le amministrazioni entro il 31ottobre dovranno determinare le nuove dotazioni organiche considerando le riduzioni di cui sopra e, nel caso (assai probabile) di situazioni di soprannumero, occorrerà procedere alla riduzione degli organici seguendo le seguenti procedure indicate in ordine di priorità:

  • collocamento in pensione per coloro che hanno maturato i requisiti in base alla recente riforma delle pensioni (“Legge Fornero”).

  • Collocamento in pensione di coloro che avevano maturato i requisiti per l’uscita entro il 31-12-2011 e quindi soggetti alle vecchie norme (prima della “Legge Fornero”) ma che sono ancora in servizio;

  • Collocamento in pensione per coloro che, per l’anno 2012 e 2013, avrebbero potuto lasciare il lavoro ma per effetto della legge Fornero sarebbero soggetti alle nuove regole.

Per questi lavoratori quindi la “Legge Fornero” non si applica, ma saranno comunque soggetti alle norme previste dalle leggi del Governo Berlusconi, ovvero il diritto a percepire la pensione avverrà un anno dopo la maturazione del diritto a lasciare il lavoro.

In sintesi, si verifica una sorta di “congelamento” della “Legge Fornero” fino al 2014 con lo scopo di ridurre gli organici nelle amministrazioni che presenteranno una situazione sovrannumeraria per ovvi motivi di riduzione della spesa.

Infine va fatta una precisazione per quanto riguarda la liquidazione della buonuscita per tutto il personale che lascerà il lavoro senza l’applicazione della legge Fornero. Per questo personale la liquidazione verrà corrisposta molto tempo (alcuni anni, fino ad un massimo di sei anni) dopo aver lasciato il lavoro.

Nel caso in cui il personale giudicato in esubero non si trova nelle condizioni sopra richiamate si applicheranno le norme già vigenti da tempo (art. 33 D.Lgs. 165/2001), che prevedono la messa in disponibilità per 2 anni del personale in esubero.

In questo caso ogni ente pubblico prima di assumere nuovo personale dovrà rendere disponibile i posti al personale in esubero proveniente da altre amministrazioni (ma sarà improbabile il riassorbimento di molti lavoratori, dal momento che tutti gli enti statali dovranno tagliare la propria dotazione organica e gli enti locali hanno fortissimi vincoli alle assunzioni…).

In questi 2 anni il personale dichiarato in esubero percepirà l’80% del solo stipendio tabellare senza percepire tutte le altre voci presenti in busta paga compresi gli emolumenti dei Fondi unici; quindi di fatto la riduzione del salario sarà di quasi il 50% della retribuzione.

Al termine dei 2 anni qualora non venga trovata una collocazione per questi lavoratori cesserà definitivamente il rapporto di lavoro (detta in termini meno garbati, il licenziamento diverrà effettivo).

Per il personale non riassorbibile, l’intera procedura dovrà comunque concludersi non oltre il 30 giugno 2013. Il periodo di 24 mesi di cui sopra può essere aumentato fino a 48 mesi laddove il personale collocato in disponibilità maturi entro il predetto arco temporale i requisiti per il collocamento in pensione.

Infine, per il personale giudicato in sovrannumero e non “riassorbito” si potranno prevedere nell’ambito dei contratti forme di utilizzo attraverso la definizione in modo coercitivo di rapporti di lavoro a tempo parziale.