RAZIONALIZZAZIONE E RIDUZIONE SPESE ENTI TERRITORIALI

L’art. 16 “Riduzione della spesa degli enti territoriali” quantifica i tagli a Regioni, Province e Comuni, tagli che chiaramente si aggiungono a quelli susseguitisi negli ultimi anni.

Nel dettaglio:

Regioni: 700 milioni nel 2012 – 1 miliardo nel 2013

In sede di conversione i tagli sono stati rafforzati inserendo anche il 2014 (1 miliardo) e stabilendo che dal 2015 il taglio arriverà a 1,05 miliardi.

Regioni a statuto speciale e Province autonome: 600 milioni nel 2012 – 1,2 miliardo nel 2013 1,5 miliardi nel 2014

In sede di conversione i tagli sono stati rafforzati inserendo anche il 2014 (1,5 miliardi) e stabilendo che dal 2015 il taglio arriverà a 1,575 miliardi.

Province: 500 milioni nel 2012 – 1 miliardo nel 2013

Comuni: 700 milioni nel 2012 – 2 miliardi nel 2013

Nell’articolo 16 si stabilisce anche che dovrà diminuire il numero di lavoratori degli enti territoriali, considerando il rapporto tra dipendenti e popolazione residente. Andrà determinata la media nazionale del personale in servizio presso gli enti, considerando anche le unità di personale in servizio presso le società. Gli enti che risulteranno collocati ad un livello superiore del 20% rispetto alla media non potranno effettuare assunzioni a qualsiasi titolo; gli enti che risulteranno collocati ad un livello superiore del 40% rispetto alla media applicheranno le misure di gestione delle situazioni di soprannumero (che in termini meno aulici significa licenziamenti) di cui all’articolo 2 (di cui parliamo nella scheda “Riduzione organici Amministrazioni Statali”).

C’è da segnalare che prendendo a riferimento solamente il rapporto tra lavoratori e popolazione, non si colpiranno solamente gli enti “ciccioni”, ma si potrebbero colpire anche quelli che gestiscono in modo efficiente una grande quantità di servizi. E’ veramente triste ed ingiusto che il messaggio sia “meno servizi un Comune eroga, più risulta virtuoso”.  

 

Il titolo dell’art. 17, “Riordino delle province e loro funzioni”, non necessita di particolari spiegazioni.

Innanzitutto si specifica che tutte le province sono oggetto di riordino.

Il Governo ha stabilito quali sono i criteri (dimensione del territorio e popolazione) per ridurre ed accorpare le province: territorio di almeno 2.500 Kmq e popolazione di almeno 350.000 abitanti.

Per rimanere all’Emilia, la Provincia di Modena, quella di Parma e quella di Ferrara soddisfano questi requisiti; non è così per Reggio Emilia e Piacenza. Quella di Bologna diverrà invece “città metropolitana”.

A breve dovrà partire ufficialmente l’iter che porterà al riordino di queste province.

Alle Province rimarranno solamente le seguenti funzioni:

  • pianificazione territoriale provinciale di coordinamento nonché tutela e valorizzazione dell’ambiente, per gli aspetti di competenza;

  • pianificazione dei servizi di trasporto in ambito provinciale, autorizzazione e controllo in materia di trasporto privato, in coerenza con la programmazione regionale nonchè costruzione, classificazione e gestione delle strade provinciali e regolazione della circolazione stradale ad esse inerente;

  • programmazione provinciale della rete scolastica e gestione dell’edilizia scolastica relativa alle scuole secondarie di secondo grado (funzione opportunamente inserite in sede di conversione in legge)

Tutte le altre funzioni attualmente assegnate alle Province saranno trasferite ai Comuni, contestualmente all’effettivo trasferimento dei beni e delle risorse finanziarie, umane e strumentali necessarie all’esercizio delle funzioni stesse.

Nulla è scritto in materia del trasferimento del personale, né in merito ai criteri dei trasferimenti né per quanto attiene alla salvaguardia delle professionalità.

Non è nemmeno chiaro come i singoli Comuni potranno realmente ed in modo efficace svolgere funzioni che sono palesemente di area vasta.

Ed anche ipotizzando un ruolo molto più importante ed incisivo delle Unioni di Comuni rispetto all’attuale – che non si realizzerà certamente in 3 mesi – questo sarà sufficiente?

Un’ultima informazione: come stabilito dal cosiddetto decreto “salva-Italia”, le Province diventano enti di secondo livello e quindi i Consigli Provinciali saranno eletti dai Sindaci e dai Consiglieri Comunali.

 

L’art. 19 si occupa invece di Comuni, e per la precisione di “Funzioni fondamentali dei comuni e modalità di esercizio associato di funzioni e servizi comunali”.

Le funzioni fondamentali dei Comuni (10) sono così definite:

a) organizzazione generale dell’amministrazione, gestione finanziaria e contabile e controllo;

b) organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito comunale, ivi compresi i servizi di trasporto pubblico comunale;

c) catasto, ad eccezione delle funzioni mantenute allo Stato dalla normativa vigente;

d) la pianificazione urbanistica ed edilizia di ambito comunale nonché la partecipazione alla pianificazione territoriale di livello sovracomunale;

e) attività, in ambito comunale, di pianificazione di protezione civile e di coordinamento dei primi soccorsi;

f) l’organizzazione e la gestione dei servizi di raccolta, avvio e smaltimento e recupero dei rifiuti urbani e la riscossione dei relativi tributi;

g) progettazione e gestione del sistema locale dei servizi sociali ed erogazione delle relative prestazioni ai cittadini, secondo quanto previsto dall’articolo 118, quarto comma, della Costituzione;

h) edilizia scolastica, organizzazione e gestione dei servizi scolastici;

i) polizia municipale e polizia amministrativa locale;

l) tenuta dei registri di stato civile e di popolazione e compiti in materia di servizi anagrafici nonché in materia di servizi elettorali e statistici, nell’esercizio delle funzioni di competenza statale.

 

I Comuni fino a 5.000 abitanti (3.000 se facenti parte di Comunità Montane) esercitano obbligatoriamente le funzioni fondamentali (ad esclusione di anagrafe e stato civile) attraverso Unioni di Comuni od attraverso Convenzioni. Dall’01/01/2013 almeno 3 funzioni fondamentali dovranno essere esercitate in forma associata ed entro l’01/01/2014 tutte le rimanenti.

Le Convenzioni avranno durata almeno triennale e se non daranno risultati in efficienza ed efficacia dovranno obbligatoriamente trasformarsi in Unioni.

Esistono poi ulteriori norme specifiche per i Comuni che non superano i 1.000 abitanti.