SISMA: LA SITUAZIONE DEI LAVORATORI PUBBLICI

Dei lavoratori dei privati seguiti dalla FP CGIL momentaneamente senza lavoro abbiamo scritto nel post precedente. Ora un focus sui lavoratori pubblici.

Le conseguenze del sisma hanno profondamente cambiato la situazione lavorativa di molti lavoratori pubblici.

La maggior parte dei lavoratori operanti nei comuni devastati dal sisma sta lavorando a ritmi frenetici, senza riposi, con un orario giornaliero molto maggiore di quello ordinario. Nessuno è nelle proprie sedi, le postazioni comunali sono sotto le tende, all’aperto, a volte dentro un bar rimasto illeso. Quasi nessuno svolge la propria normale attività, perchè giustamente bisogna affrontare un’emergenza che nessuno si sarebbe aspettato. Molti hanno seguito i propri assistiti quando le strutture sono state evacuate, lavorando ogni giorno a molti km di distanza. A mero titolo di esempio, sono chiusi gli ospedali di Carpi, Mirandola e e Finale E. e sono stati trasferiti in altre strutture delle province di Bologna, Modena, Reggio E. e Parma gli ospiti delle Case Protette di San Felice, Mirandola, Cavezzo, Concordia, Novi. La quasi totalità di queste persone si trova a propria volta in condizioni estremamente disagiate, e passa le giornate e le notti in sistemazioni di fortuna

A tutti questi lavoratori deve andare il più sentito ringraziamento di tutti i modenesi.

Tra l’altro, una volta terminata questa situazione – e purtroppo passerà ancora molto tempo – se non interverranno cambiamenti normativi ci sono buone probabilità che a nessuno venga riconosciuto il sacrosanto riconoscimento economico di questo lavoro.

Si sta inoltre verificando un’altra importante problematica: a molti di questi lavoratori sono negati ferie e giorni di riposo, data la comprensibile situazione di emergenza. Nei prossimi giorni chiederemo a questi comuni di cercare di non sovraccaricare ulteriormente gli operatori, in quanto questa situazione emergenziale durerà, purtroppo, ancora a lungo.

 

C’è chi lavora il doppio, come detto, ma c’è anche chi ha perso giornate di lavoro.

E’ il caso di molti dipendenti di quei comuni colpiti “marginalmente” dal sisma, dove qualche sede di lavoro risulta inagibile; o di quei comuni non colpiti affatto, ma che precauzionalmente hanno chiuso qualche servizio.

Alcuni enti locali hanno correttamente utilizzato il personale in altre mansioni o presso altre sedi, mentre qualche comune sta facendo pressioni sui lavoratori affinchè chiedano giorni di ferie; altri ancora non intendono addirittura riconoscere la retribuzione.

Queste prese di posizione sono inaccettabili.

Qualcuno, evidentemente, reputa giusto fare ricadere i costi del sisma sui propri dipendenti; cosa ancor più inaccettabile se si pensa che queste situazioni si stanno verificando, come detto, nei comuni non direttamente colpiti.

A tutti quei lavoratori a cui viene chiesto di prendere obbligatoriamente giorni di ferie perchè la propria sede/servizio è stata momentaneamente chiusa e non sono stati richiamati in servizio consigliamo di segnare sui cartellini la dicitura “assenza obbligatoria disposta dall’Amministrazione causa sisma”, in attesa di chiarire meglio la soluzione.

 

Migliore la situazione dei lavoratori del Servizio Sanitario Nazionale: le Aziende dovrebbero riconoscere un permesso straordinario retribuito per quei lavoratori non richiamati in servizio per la chiusura della propria sede o che per motivi documentabili non hanno potuto recarsi al lavoro.

 

Di certo faremo di tutto per evitare che chi ha perso giorni a causa della chiusura della sede di lavoro o che non ha potuto recarsi al lavoro perchè in determinate gravissime situazione (sfollati, perdita auto, …) non debba avere delle ripercussioni economiche negative.

Anche perchè, se così fosse, si verificherebbe una paradossale ed inaccettabile situazione: da una parte lo Stato, attraverso lo strumento della cassa integrazione, riconosce ai lavoratori privati un ristoro economico rispetto alla perdita momentanea del posto di lavoro; dall’altra, le emanazioni dello Stato non riconoscono ai propri dipendenti, a partità di condizioni, lo stesso trattamento.

Come detto, sarebbe inaccettabile: e non accetteremo che questo accada.

L’Anci Emilia Romagna se ne faccia una ragione! Ma di questo parleremo nel prossimo post.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*