SISMA: I LAVORATORI PUBBLICI MERITANO RISPOSTE

Volantino FP CGIL – CISL FP – UIL FPL

I lavoratori operanti nei servizi pubblici hanno dato tanto nella tragedia che ha colpito pochi mesi fa la nostra provincia. Ad esempio, nei momenti appena successivi alle scosse hanno evacuato in pochissimi minuti 3 ospedali e 6 case protette, pur nella enorme preoccupazione di cosa stesse succedendo in altre case, le proprie. Poi hanno assistito le persone nei campi, fornito servizi nelle tende, sotto gli alberi, nei piazzali. Ora, spesso in sistemazioni di fortuna, stanno cercando di aiutare i concittadini ancora in difficoltà, nella ricerca di una casa, per avere un contributo, nelle pratiche di ricostruzione. Assistono i pazienti in strutture sanitarie o assistenziali lontane anche 50-100 km. Sono in pochi per fare fronte a tutte le necessità, e (data la situazione) con pochi mezzi e con poche risorse. Lavorano con turni molto pesanti, hanno dovuto rinunciare a parte delle ferie (a volte tutte), hanno spesso saltato i giorni di riposo, molti hanno lavorato una quantità di ore straordinarie impressionante.

Spesso sono oggetto di ringraziamenti e di riconoscimenti, altre volte invece oggetto di insulti di chi scarica le proprie comprensibili frustrazioni e difficoltà sulle persone sbagliate.

Ora, a distanza di quasi 5 mesi, è giunto il momento di fare il punto non solo sui doveri, ma anche sui diritti di questi lavoratori. E’ giunto il momento di prestare particolare attenzione alle problematiche dei lavoratori pubblici, per i quali la legislazione è spesso diversa, pure nelle disgrazie.

Molti sono gli argomenti su cui varrebbe la pena soffermarsi (ad esempio le assunzioni di personale a termine tramite agenzie di lavoro interinale), ma sono soprattutto tre i punti sui quali vorremmo focalizzare la nostra attenzione.

Assenze

Nei giorni delle scosse ed in quelli immediatamente successivi, benché la quasi totalità del personale sia immediatamente entrato in servizio per svolgere ogni tipo di lavoro in quel momento necessario, svariati sono comunque i lavoratori che, pur essendo disponibili, non sono immediatamente stati richiamati in servizio dai rispettivi enti. E non parliamo solamente di enti pubblici situati nella zona colpita, ma anche all’esterno (ad esempio, molti comuni hanno chiuso precauzionalmente all’utenza nidi e biblioteche e non hanno permesso ai lavoratori di svolgere la propria prestazione lavorativa).

Nella nostra provincia, parliamo di un numero di molto superiore alle 2.000 giornate di lavoro perse.

Per i lavoratori privati queste casistiche sono giustamente coperte dalla cassa integrazione. E per i pubblici che si fa? Non è accettabile utilizzare strumenti ordinari (ferie, permessi) in situazioni del tutto straordinarie! Deve essere previsto una strumento straordinario a tutela dei lavoratori.

Straordinari

L’ordinanza nr. 1 della Protezione Civile riconosceva fino ad un massimo di 50 ore di straordinario mensile per ogni lavoratore con costo a carico, appunto, della Protezione Civile. Questa possibilità è stata interrotta in data 29 luglio. Ma l’emergenza non è certo finita: ed infatti in tantissimi enti vengono tuttora chieste molte prestazioni straordinarie per fare fronte alle numerose necessità.

I fondi ordinariamente previsti dagli enti locali e dall’Ausl non sono in grado di coprire queste somme.

Chi ha lavorato ben oltre a quanto stabilito dai contratti non può essere considerato un volontario.

Devono essere previste somme straordinarie per compensare l’enorme mole di ore di lavoro effettuata.

Fondi integrativi

E veniamo al punto forse meno visibile, e che per questo rischia di passare inosservato: la consistenza dei fondi coi quali riconoscere le “prestazioni accessorie”, i cosiddetti “fondi di produttività”.

Tanti amministratori e dirigenti della nostra provincia non hanno problemi a sostenere che è giusto riconoscere anche economicamente indennità di turno, turni notturni o festivi, mancati riposi, rinuncia alle ferie, lavori in condizioni particolarmente disagiate, disagi per sedi di lavoro lontane decine di chilometri; e l’elenco potrebbe continuare ancora a lungo…

Ma poi si ricorda che non ci sono le risorse e che comunque le attuali leggi impediscono tali gratificazioni economiche.

Noi non ci possiamo stare. Non è accettabile utilizzare strumenti ordinari in situazioni del tutto straordinarie! Devono essere previste somme e strumenti straordinari per riconoscere anche economicamente impegno, dedizione, disponibilità che tutti hanno riconosciuto come eccezionali.

 

Chiediamo a tutti, Amministratori degli enti locali, Direttori delle Aziende Sanitarie, Regione, Commissario Straordinario per l’emergenza sisma, Governo, di fare la propria parte, e di non lasciare soli coloro che in questi mesi (e nei prossimi) hanno contribuito, stanno contribuendo e continueranno a contribuire in modo fondamentale a dare quelle risposte (pur tra enormi difficoltà) di cui le comunità hanno bisogno e che tutta l’Italia ci sta riconoscendo.

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