SERVIZI PUBBLICI: GESTIRE MENO PER GOVERNARE MEGLIO?

Gestire meno e governare meglio: questa è l’affermazione che fanno, stando a quanto riportato dalla stampa modenese, i capigruppo UdC e PdL del Comune di Modena, spronando la Giunta Comunale a rinunciare alla gestione diretta dei servizi alla persona. Come peraltro già avviene per molti servizi, la proposta è di affidarli a gestori privati, ritenuti più “efficaci ed efficienti”.

Si ripropone quindi un leit-motiv, caro a molti amministratori, che abbiamo già sperimentato, non sempre in verità con grande successo.

Proviamo a fare alcune considerazioni: il cosiddetto “privato sociale” in questa provincia già esiste, ed è decisamente ben strutturato. Giusto per rendere l’idea, nella sola città di Modena almeno la metà dei servizi all’infanzia facenti riferimento al Comune sono gestiti da soggetti privati; la quota poi aumenta considerevolmente se consideriamo i servizi alla persona in ambito sociale ed assistenziale.

Se un ente pubblico, come deve essere, vuole mantenere la “governance” dei servizi, deve necessariamente avere una profonda conoscenza dei servizi stessi. Deve conoscerne caratteristiche e costi per poter quindi chiedere ai soggetti privati di fornire i servizi nel modo che il committente ritiene più appropriato per l’utenza. Deve essere in grado di proporre modifiche e cambiamenti quando lo ritiene opportuno, come deve essere capace in qualsiasi momento di verificare la correttezza e la bontà del lavoro, nonchè la congruità dei costi, dei soggetti privati che operano per conto del pubblico, e con le risorse pubbliche.

In una parola, per usare un termine inglese, colui che vuole governare un processo deve possedere il “know-how“. Il ragionamento è semplice: per fare due esempi banali, se non so come funziona un’automobile non posso verificare quello che fa l’auto-riparatore; così come tante famiglie non sanno cosa fa il manutentore delle caldaie, e non possono fare altro che fidarsi della serietà e della professionalità degli operatori, nonchè versare quanto richiesto senza battere ciglio.

Evidentemente per avere il know-how è necessario gestire direttamente un servizio.

Ecco perchè diciamo che, perchè il pubblico possa adeguatamente governare deve anche avere un significativo livello di gestione diretta.

Ecco perchè siamo fermamente preoccupati per l’esternalizzazione di 4 scuole per l’infanzia, come lo siamo ancor più per quella di una delle due Case Residenza per Anziani di cui il Comune di Modena ha mantenuto la gestione; così come per la paventata esternalizzazione di parte dell’unico nucleo di assistenza domiciliare e per gran parte dei servizi culturali.

Così come siamo preoccupati per le esternalizzazioni che ci sono state e ci saranno anche in altri comuni della provincia.

Non significa che il privato lavora male, o che non fornisce servizi affidabili: anzi, conosciamo perfettamente la qualità delle migliaia di lavoratori che operano nel modenese nei servizi alla persona gestiti dai privati, qualità e professionalità che peraltro dovrebbero avere un migliore riconoscimento tanto salariale quanto normativo.

Intendiamo solamente dire che la frase “gestire meno per governare meglio” è una bufala, e che non va scardinato quel virtuoso equilibrio che esiste tra gestione pubblica e gestione privata, pena la perdita di valore dell’intero sistema di welfare modenese. D’altro canto non scopre certo l’acqua calda chi afferma che nel modense i servizi alla persona sono nati e cresciuti con le idee del pubblico, non certamente per gli investimenti e la lungimiranza del privato.

Siamo preoccupati perchè se Modena vuole ripensare il proprio sistema di welfare lo deve fare per scelta, non perchè una legge impedisce le assunzioni. Non può essere che un tecnicismo legislativo abbatta nel giro di pochi anni (perchè questo è ciò che accadrà se quella norma non cambia) un sistema di coesione sociale fra i più avanzati al mondo e sviluppatosi nel corso degli ultimi 40 anni.

Se c’è un problema economico (e c’è) è auspicabile che tutte le istituzioni e le parti sociali ed economiche, facendo sistema, si ritrovino intorno ad un tavolo per ragionale di quale sostenibilità sia oggi possibile.

Il nostro sistema di welfare è patrimonio della comunità, e nessun governo centrale nè nessun amministratore locale può pensare di stravolgerlo od abbatterlo senza ragionarne con la comunità stessa.

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