PROFESSIONI INFERMIERISTICHE: BOZZA DI ACCORDO TRA STATO/REGIONI E CGIL/CISL/UIL NON DEVE DIVENTARE TERRENO DI SCONTRO FRA MEDICI ED INFERMIERI

Nel mese di Novembre scorso si è tenuto l’ultimo incontro fra il Ministero della Salute, la Commissione salute della Conferenza delle Regioni e le Organizzazioni Sindacali, nel quale si è arrivati alla definizione di una Bozza di Accordo Nazionale che ha come obiettivo la promozione e la valorizzazione delle competenze delle professioni sanitarie, in particolare della professione infermieristica. Il tutto basato sulla evoluzione del sistema formativo, della ricerca e della esperienza professionale.
La reazione negli ambienti sanitari ha visto il riaffiorare di preoccupazioni evidentemente mai archiviate. A parere della nostra Organizzazione una guerra fra medici e infermieri per contendersi le
competenze professionali sarebbe davvero una strada sbagliata che rischierebbe di indebolire ulteriormente il servizio sanitario e danneggiare tutti, a partire dai cittadini. La bozza di
accordo sulle professioni infermieristiche, nell’ultima stesura non prevede più una elencazione di specifiche competenze ma giustamente stabilisce i percorsi per lo sviluppo lavorativo e formativo delle figure assistenziali, nei quali sono sempre previsti momenti di condivisione (nazionali, regionali e territoriali) con organizzazioni sindacali e rappresentanze professionali.
L’evoluzione della sanità assegna al medico ed alle altre professioni sanitarie ruoli, funzioni e competenze sempre più specialistiche e complesse, pur mantenendo l’asse diretto del rapporto con il paziente, non più oggetto di cura ma soggetto con il quale condividere le scelte.

L’affidamento condiviso a diverse figure professionali sanitarie di specifici atti nell’ambito della diagnosi e della cura, con protocolli
operativi concordati, non può quindi ché migliorare l’appropriatezza e rappresenta una grande opportunità di crescita per l’intero sistema.

Il percorso che si è avviato, tende proprio a definire in modo chiaro le competenze e quindi permettere di valorizzare tutte le
professionalità nella certezza delle diverse responsabilità, a partire dalle funzioni assistenziali affidate all’infermiere, ma anche e soprattutto per l’aspetto clinico, diagnostico e terapeutico, che ovviamente restano in capo al medico. In questo modo il lavoro in equipe potrà apportare quel valore aggiunto necessario, in particolare in questo momento di risorse calanti al Servizio Sanitario Nazionale, e mantenere così come riferimento soltanto la salute dei cittadini.

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