PROCLAMATO LO STATO DI AGITAZIONE DEI LAVORATORI DEL CIE

Comunicato stampa FP CGIL Modena

I lavoratori del Centro Identificazione ed Espulsione (Cie) di Modena e la Funzione Pubblica Cgil hanno proclamato lo stato di agitazione per la mancata corresponsione degli stipendi da parte del Consorzio L’Oasi che ha in gestione l’appalto del Cie.

Il 20 novembre scorso, il Consorzio avrebbe dovuto corrispondere le retribuzioni relative al mese di ottobre ai 25 addetti impiegati nel servizio. Questo non è avvenuto. Inoltre per 10 lavoratori manca ancora la retribuzione di settembre.

Nell’ultimo mese la Funzione Pubblica Cgil ha più volte sollecitato l’azienda. Le pressioni hanno portato al pagamento della mensilità di settembre solo per 15 lavoratori.

In mancanza di una risposta complessiva il sindacato di piazza Cittadella ha chiesto un incontro con committente e gestore in Prefettura che si è tenuto il 9 novembre. Le parti hanno sottoscritto un verbale con il quale L’Oasi si è impegnata ad erogare le retribuzioni di settembre e di ottobre entro il 14 novembre. Ancora una volta il consorzio ha disatteso l’impegno.

“È chiaro – sostiene Fabio De Santis della FP/Cgil – che siamo di fronte ad un gestore di un appalto pubblico che non è nelle condizioni di pagare gli stipendi ai suoi dipendenti. La situazione, a questo punto, è diventata insostenibile per i lavoratori che percepiscono stipendi già bassi, il cui venir meno genera disagi economici. Qualche lavoratore è anche andato in rosso con il conto corrente in banca”.

La Cgil aveva già sollevato, la scorsa primavera, perplessità su un appalto che prevedeva in partenza un taglio del 60%.

“Crediamo che la situazione di oggi sia strettamente collegata alle condizioni determinate da quell’appalto” aggiungono dal sindacato.

Il 16 novembre scorso l’assemblea dei lavoratori ha deliberato di proclamare, in mancanza di risposte entro il 20 novembre, lo stato di agitazione e di avviare le procedure di richiesta di pagamento diretto al Committente (ai sensi dell’art. 1676 del Codice civile).

“Domani – afferma De Santis – inoltreremo la richiesta di pagamento diretto, ma la Prefettura dovrà anche porsi il problema di come possa essere gestito un servizio in questo modo, dove il personale è chiamato a svolgere l’attività senza ricevere lo stipendio”.

La Funzione Pubblica Cgil sostiene, inoltre, che la Prefettura debba revocare l’appalto, provvedere al pagamento delle spettanze ai lavoratori al più presto, indire una nuova gara i cui termini siano rispettosi del costo del lavoro e del mantenimento dei posti di lavoro.

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