Misure fiscali per il lavoro e le imprese (Art.6)

Modifica detrazioni IRPEF da lavoro dipendente

Si interviene sul Testo Unico delle Imposte sui Redditi attraverso la modifica delle detrazioni (con rimodulazione per le fasce di reddito imponibile ai fini IRPEF da 8.000 e 15.000 e da 15.000 e 55.000), con un beneficio medio di circa 113 euro annuo per lavoratore.

Occorre ricordare che le detrazioni in concreto spettano a partire da redditi di 8.000 euro con scala decrescente fino a 55.000 euro.

Restano esclusi dal beneficio i lavoratori incapienti (reddito inferiore agli 8.000 euro lordi) ed i pensionati.

L’impatto di costo, secondo il Governo, sarebbe di 1,5 miliardi per il 2014 (1,7 nel 2015, 1,8 nel 2016).

Le nuove modalità di calcolo le differenze annue sono esemplificate in questa tabella.

Partono da un reddito di 8.000 euro annui, crescono toccando il picco a 15.000 euro di reddito, dove la detrazione (quindi il reddito netto) aumenta di 182 euro per poi calare gradualmente.

 

Reddito

Detrazione attuale

Nuova detrazione

Differenza annuale

8500

1804

1817

13

11000

1625

1703

78

15000

1338

1520

182

18000

1238

1406

168

24000

1047

1178

131

28000

928

1026

98

33000

736

836

100

38000

569

646

77

44000

368

418

50

50000

167

190

23

 

Innanzitutto le scarse risorse stanziate rendono questa “restituzione fiscale” poco tangibile sia sul versante del percettore di reddito che della spinta verso i consumi e, in secondo luogo, non è accettabile l’assenza dei pensionati tra i destinatari del provvedimento.

Perfida, inoltre, la dichiarazione del governo secondo cui la restituzione fiscale, a risorse invariate per la detassazione, dovrà essere stabilità con le parti sociali poiché non può che perseguire un conflitto nella parte già oggi debole e tartassata di cui non si sente assolutamente il bisogno, conflitto che, viste le poche risorse messe a disposizione, tra l’altro, non porterebbe benefici significativi a nessuna categoria.

Per questo motivo è necessario riequilibrare l’intervento fiscale, anche aumentando la tassazione sulle rendite finanziarie (provvedimento presente nelle prime bozze, poi cancellato) al fine di recuperare maggiori risorse per stimolare la domanda e per restituire a lavoratori e pensionati il potere d’acquisto eroso da una fiscalità iniqua e squilibrata, aumenti dei prezzi e delle tariffe e, soprattutto, dalla dinamica bloccata di salari e pensioni.

 

Deduzione IRAP nuovi assunti

Le aziende che incrementano il numero di lavoratori dipendenti assunti con contratto atempo indeterminato rispetto al numero dei lavoratori assunti con il medesimo contratto mediamente occupati nel periodo d’imposta precedente, possono dedurre il costo del predetto personale per un importo annuale non superiore a 15.000 euro per ciascun nuovo dipendente assunto (con un limite massimo rappresentato dai costi complessivi a carico del datore).

È difficilmente preventivabile l’impatto complessivo di spesa anche se il Governo calcola 0,04 miliardi per il 2014 (0,11 nel 2015, 0,2 nel 2016); il risultato occupazionale, spostando in misura irrilevante il tasso di disoccupazione (-0,1% nel tasso generale e -0,6% in quello giovanile per circa 10mila nuovi occupati), sembra non consegnarci una spinta allo sviluppo.

 

Riduzione premi INAIL

Riduzione per le imprese dei premi INAIL per un valore pari a 1 miliardo per il 2014 (1,1 per il 2015 e 1,2 per il 2016), con previsione di un Decreto per stabilirne le modalità. Per far fronte a tale riduzione all’INAIL è previsto un trasferimento, dal bilancio dello Stato, par ia 500 milioni di euro per il 2014, 600 per il 2015, 700 per il 2016. Si suppone che la restante parte di riduzione debba essere posta in carico all’Istituto stesso.

Molta attenzione va prestata a questa riduzione del cuneo contributivo.

Come strumento di politica industriale sarebbe stato più opportuno utilizzare tale leva fiscale per attività economiche ad alta intensità tecnologica, alto contenuto di conoscenza,alta sostenibilità sociale e ambientale, evitando interventi a pioggia.

Se scollegata dagli indici di rischiosità, peraltro, la riduzione dei premi INAIL potrebbe indebolire la stessa azione per la tutela della salute e sicurezza prevista per l’Istituto.

Di gran lunga opportuni sarebbero comunque criteri di premialità legati ai risultati ottenuti per la diminuzione di infortuni e malattie professionali, sulla stessa logica dei criteri che l’istituto già prevede nella determinazione dei premi.

Occorre impedire l’impoverimento della funzione di tutela e risarcimento dell’INAIL anche in ragione dei potenziali problemi di bilancio.

La misura, prevista per il prossimo triennio e soggetta a verifica nel 2016, riduce l’incidenza del costo del lavoro ma lede un principio fondamentale quello dell’autonomia dell’ente che avrebbe potuto decidere di destinare le risorse ad esempio ad un miglioramento delle prestazioni da erogare agli infortunati a ai titolari di malattie professionali, a campagne informative sulla normativa generale sulla sicurezza e salute sui luoghi di lavoro (ecc.) senza intaccare il livello di contribuzione.

La misura è negativa perché strutturale, sia nella sua dimensione economica, sia per le ricadute sugli assicurati.

 

IVA

Si propone di ridurre l’IVA dal 10% al 4% per le prestazioni delle cooperative sociali.

Ciò rappresenta sicuramente una boccata d’ossigeno per aziende sanitarie ed enti locali, molto impegnate in politiche di esternalizzazione dei servizi. Vorremmo in verità anche che gli stessi enti pubblici potessero avere le stesse possibilità anche di esercitarsi nella gestione diretta dei servizi, ed invece rimane in vigore un pesantissimo limite alle assunzioni.