Disposizioni in materia di entrate (Artt. 17-18)

Riordino delle agevolazioni tributarie

Il DdL propone il riordino delle agevolazioni tributarie, in particolare quelle previste dall’articolo 15 del TUIR. Fra le agevolazioni oggetto dei riordino ci sono, fra le altre, le detrazioni per interessi passivi mutui abitazione principale, spese sanitarie, assicurazioni morte ed invalidità, spese di istruzione, spese funebri, spese veterinarie, …

I risultati da ottenere sono quantificati in 488,4 milioni nel 2014, 772,8 milioninel 2015 e 564,7 nel 2016. Se entro il 31 gennaio 2014 non si sarà provveduto al riordino, le attuali detrazioni previste al 19% caleranno al 18% per le dichiarazioni 2014 (anno d’imposta 2013, per cui il provvedimento è retroattivo) e al 17% per le dichiarazioni 2015.

Oltre ai tagli previsti e alla citata clausola di salvaguardia che pende sulle agevolazioni fiscali, queste vengono ulteriormente prese di mira come obiettivo di riduzione della spesa (in totale nel triennio -1,83 miliardi di euro), su cui vigila un’altra clausola di salvaguardia, stavolta vincolata alla stessa riduzione di specifiche agevolazioni fiscali. Quali che siano le modalità di quello che la legge chiama il “riordino”, incidere sulle detrazioni vuol dire andare a diminuire il reddito netto dei lavoratori che hanno un mutuo sulla prima casa, di coloro che sostengono spese sanitarie,delle famiglie che mandano i propri figli a scuola o all’università, che stipulano assicurazioni contro il rischio morte o invalidità, ecc. Anche questo Governo, dunque, non ricerca fonti di reddito diverse da quelle dei lavoratori, dei pensionati, delle famiglie a reddito medio e basso, e impone un’altra clausola di salvaguardia.

Data la scadenza molto ravvicinata entro cui deve essere emanato il decreto (31 gennaio prossimo), dunque, non ci pare che il Governo abbia davvero intenzione di operare un riordino e sembra invece che preferisca la riduzione lineare di tante detrazioni, a cominciare da quelle che avrebbero dovuto abbassare l’imposta netta già nell’anno in corso (e che saranno denunciate nei modelli 2014). La retroattività del provvedimento,infatti, può rendere meno certe le valutazioni fatte in buona fede nei primi 9 mesi del 2013 da lavoratori e pensionati, rappresentando un’ulteriore criticità.

 

Aumento dal 2014 dell’imposta di bollo su comunicazioni relative a prodotti finanziari

Aumento dal 2014 dell’Imposta di bollo su comunicazioni relative a prodotti finanziari dall’1,5 per mille al 2 per mille. L’imposta di bollo, nel sistema fiscale italiano è una imposta applicata alla produzione, richiesta o presentazione di determinati documenti. Come modificata col cd. decreto Salva-Italia di Monti (DL. 201/2011), l’imposta si applica alle comunicazioni periodiche alla clientela relative a prodotti finanziari, anche non soggetti ad obbligo di deposito, ivi compresi i depositi bancari e postali, anche se rappresentati da certificati”.

Essendo un’imposta cartolare, relativa ad atti e documenti scritti, l’imposta di bollo non può essere applicata alle attività finanziarie detenute, quanto alle periodiche comunicazioni inerenti alle suddette attività. Eppure, l’imposta di bollo si presenta come una mini-patrimoniale e l’aumento dell’imposta previsto nella Legge di Stabilità si deve contare per tutti i prodotti finanziari, ma anche per quelli postali o bancari diversi dai conti correnti. Si applica, quindi, ai conti deposito, ai certificati di deposito, ai depositi alimentati da un conto corrente d’appoggio, e in tutti i casi in cui gli importi siano “vincolati”, quindi formalmente non nella disponibilità del correntista.

L’imposta di bollo calcolata per ogni anno deve essere versata solo all’atto del rimborso o del riscatto per buoni postali fruttiferi, polizze assicurative, prodotti finanziari differenti da quelli dematerializzati.

Per un piccolo risparmiatore, l’aumento dell’Imposta di bollo rischia di vanificare l’eventuale sgravio derivante dalla riduzione del cuneo fiscale.

È l’unico spazio politico che questo Governo si concede per tasse patrimoniali. Ma è una scelta che dimostra poca visione, mancanza di coraggio ed iniquità poiché l’Imposta diBollo colpisce la platea larga dei conti correntisti postali e bancari e vuole fare massa critica sui piccoli risparmi piuttosto che sulla grandi fortune.

Si prevedono entrate per 940 milioni nel 2014 e per 527 a regime.