INFILTRAZIONI NELLA NOSTRA ECONOMIA LEGALE. ULTERIORI ED AUTOREVOLI ELEMENTI DI RIFLESSIONE PER I NOSTRI TERRITORI

Pochi giorni fa tutti gli organi di informazione locali hanno dato rilievo alle proteste “antiburocratiche” di gran parte delle Associazioni delle imprese modenesi.

Il giorno seguente un giornale locale presentava con un titolo molto secco l’intervista al Presidente di Confindustria Modena “Mafia? Non è un problema centrale. Confindustria ridimensiona le infiltrazioni. Si pesta duro sulla burocrazia”.

Un titolo molto sintetico che però lascia intendere che qui da noi il malaffare organizzato presente in economia, tutto sommato è poca cosa.

Peggio, invece, sarebbero i troppi controlli di legalità sulle imprese, le lungaggini per le White list antimafia ed i vincoli per la regolarità del lavoro-Durc e la trasparenza nei pagamenti.

Insomma, la faticosa ricerca di controlli e procedure per contenere e battere l’economia malavitosa pur presente nei nostri territori, annegata nello stagno della “burocrazia”, peggior nemico della ripresa ed uscita dalla crisi, oltre che ostacolo per la rapida ricostruzione post-sisma.

E’ vero che parecchie procedure potranno e dovranno essere migliorate – da tempo il Sindacato ne indica alcune – ma per rafforzare, e non indebolire l’obiettivo di fondo: tenere fuori le imprese e gli affari dei clan.

Per restare coi piedi per terra, aggiorniamo il quadro che ci riguarda, sfogliando i recenti e corposi Rapporti relativi al 2012 redatti dagli investigatori della DIA-Direzione Investigativa Antimafia e dai magistrati della DNA-Direzione Nazionale Antimafia.

Ce n’è abbastanza per dover rafforzare l’impegno di ogni forza sociale ed istituzioni, senza subire facili deviazioni su obiettivi secondari.

Intanto, una premessa fondamentale, avvalorata dal linguaggio tecnico ed estraneo al politichese, di Dia e Dna.

“La crisi finanziaria e la stretta creditizia fanno sì che le imprese siano pericolosamente attratte nel circuito dell’economia illegale. La recessione diventa un’occasione per la criminalità organizzata, per avvicinare ed assumere il controllo di imprese…oltre che favorire condotte illecite come l’evasione fiscale e contributiva, il lavoro illegale e contabilità opache, creando un terreno d’incontro con l’economia criminale”.

Poi una sfilza di capitoli, tabelle e dati oggettivi che, purtroppo, confermano e consolidano le tendenze già emerse nei precedenti Rapporti.

Per quanto riguarda le province della nostra regione ,citiamo solo alcuni riferimenti fra i più significativi e che pongono l’Emilia Romagna stabilmente al 3°/4° posto nella classifica delle tredici regioni del Centro-Nord!

La diffusione dei fenomeni corruttivi ci pone in terza posizione per i casi denunciati ed aperti per il reato di concussione.

Siamo protagonisti, al secondo posto, della crescita dei reati riferibili al “fenomeno dell’usura e racket delle estorsioni”, con ben 243 casi segnalati e riguardanti “vittime prioritariamente fra commercianti, piccoli imprenditori e titolari di cantiere”.

Manteniamo la quarta posizione per quanto riguarda i 44 casi avviati ed 81 soggetti denunciati, per i reati di “riciclaggio ed impiego di risorse di provenienza illecita”. Il Rapporto Dia sottolinea l’espansione del fenomeno e segnala il dato emiliano-romagnolo fra quelli degni di “maggior rilievo”.

Salgono invece a 25 i provvedimenti giudiziari di “prevenzione patrimoniale” tra sequestri e confische, emessi nell’anno, che riguardano il nostro bacino regionale e sperando vivamente che fra quei beni sequestrati non vi siano imprese con lavoratori, destinate alla liquidazione. A queste, si possono aggiungere le 13 “misure di prevenzione personale”, ovvero fermi o arresti.

Va segnalato un capitolo significativamente “innovativo”nell’ampio rapporto Dna e dedicato alle “infiltrazioni della criminalità organizzata nel mondo del lavoro”, quale terreno di sfruttamento e penetrazione economica, specie negli appalti. Indicando filoni ben conosciuti e combattuti dal Sindacato, quali il lavoro nero organizzato, intermediazione illegale di manodopera/caporalato, in connessione fra clan stranieri e nostrani,oltre che il fenomeno espansivo delle coop fasulle-spurie.

A tale proposito, parlando dell’Emilia-Romagna, il Rapporto saggiamente rileva quanto al nostro “tessuto di imprese fortemente permeato dall’economia cooperativa” la malavita vi contrapponga una sorta di “cooperazione criminale”!

Siamo la seconda regione per numero di “segnalazioni qualificate” rivolte allo speciale UfficioAntiriciclaggio in Banca d’Italia. In un solo semestre, dalle nostre province emiliane, ne sono partite 966 – e questo è un dato positivo – quasi interamente da banche, poste ed enti pubblici.

Scarsissima collaborazione, al limite del silenzio doloso, da parte di soggetti professionali certamente in osservatorio privilegiato per captare le operazioni economico-finanziarie sospette .

In tutta la regione, 14 segnalazioni da notai, 3 da enti assicurativi, 2 da agenzie immobiliari, 1 da revisori contabili.

Zero segnalazioni antiriciclaggio dagli avvocati emiliani, dai consulenti del lavoro, dai dottori commercialisti, dai gestori di case da gioco, da società intermediarie. Un dato sconsolante anche per la Dia che, col sottile sarcasmo consentito, così commenta: “..la portata limitata del contributo dei professionisti va ricondotta al rapporto che si instaura col cliente e ad un fin troppo avvertito vincolo di riserbo!”

Queste “disattenzioni” clamorose sono un pezzo del problema. Va affrontato decisamente e con realismo. Le iniziative del CUP-Comitato Unitario dei Professionisti modenesi per sensibilizzare le categorie professionali vanno nella giusta direzione e perciò valorizzate.

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