IL GIUDIZIO DI CGIL CISL E UIL SULL’AVVIO DELLA FONDAZIONE CRESCIA@MO

Comunicato stampa CGIL CISL UIL Modena

Leggendo il comunicato stampa del Comune di Modena sull’avvio delle assunzioni alla Fondazione Cresci@MO ci corre l’obbligo di smentire alcune delle dichiarazioni rilasciate dell’Assessore Querzè.

Cgil Cisl Uil non si sono semplicemente astenute, espressione sindacalmente e contrattualmente priva di significato. Hanno esplicitato l’impossibilità per le condizioni fino a quel momento ottenute nella trattativa sul Contratto Integrativo di condividerne l’impianto complessivo, pur dichiarando la disponibilità a proseguire il confronto sui punti ancora controversi, legati anche al fatto che si tratta di una Fondazione a totale controllo e sostegno pubblico che assume la gestione di scuole fino a tre mesi fa comunali e ai cui dipendenti veniva applicato il CCNL EE.LL.

Grave per noi è che il Comune si accontenti di siglare un contratto di tale importanza con una sola sigla sindacale e non persegua invece ogni tentativo utile al coinvolgimento delle Organizzazioni Sindacali maggioritarie nel voto dei lavoratori, come dimostrano le recenti elezioni RSU.

Le divergenze sono di metodo e di merito.

Rispetto agli obiettivi dichiarati nel percorso di nascita della Fondazione è oggi evidente che la scelta non è dettata esclusivamente dai vincoli alle assunzioni nelle scuole comunali, pur esistenti , ma , come esplicitato nel Contratto Integrativo, dalla volontà di sperimentare modalità gestionali più flessibili attuando un risparmio economico.

Non vi è dubbio che si tratti di una proposta con condizioni organizzative e retributive dignitose ma non vi è altrettanto dubbio che sulle parti normative ed economiche , a differenza di quanto sempre pubblicamente dichiarato dall’ Assessore , siamo di fronte ad un peggioramento del trattamento dei lavoratori (sempre in riferimento al CCNL EE.LL. che pur migliore di altri non può certo definirsi un contratto da privilegiati ).

Il trattamento economico viene sostanzialmente equiparato, attraverso un superminimo e non un salario aziendale, ai lavoratori precari del Comune con una perdita secca rispetto ai tempi indeterminati circa del 15%, rendendo per un meccanismo noto ai tecnici il salario complessivo più basso rispetto al salario percepito l’anno scorso. C’è un’integrazione su malattia e maternità ma è legata all’anzianità di servizio e addirittura non viene prevista l’integrazione per la maternità dei tempi determinati. Viene prevista una modalità di distribuzione oraria che nella sua applicazione per noi probabilmente ridurrà le ore di compresenza e costringerà le insegnati a turni fino a 10 ore in caso di sostituzione di personale assente, rendendo il prolungamento orario pomeridiano parte dell’orario contrattuale.

Tutto questo in cambio del contratto a tempo indeterminato di cui non ci sfugge l’importanza, ma che non può diventare l’elemento su cui barattare la riduzione dei diritti senza dirlo esplicitamente.

Per questo avevamo chiesto e continuiamo a chiedere di tenere aperto il confronto, perché se il ragionamento che deve essere affrontato attiene alla tenuta complessiva del sistema dei servizi , compresa l’evidente necessità di non essere più in grado di mantenere il patrimonio comunale, il Comune e l’Assessorato devono in primo luogo esplicitare questo assunto e di conseguenza aprire una discussione più complessiva sulle condizioni dei servizi e dei lavoratori che li erogano.

Questo per noi significherebbe dare ampia e completa attuazione dell’accordo sottoscritto con il Comune l’anno scorso, non riducendo “un pezzo alla volta” la gestione comunale, ma affrontando complessivamente alcune tematiche .

Il tema degli appalti e delle convenzioni (in particolare nel sistema educativo il nodo dell’ampliamento della gestione a imprese cooperative che stanno allargando la loro presenza anche nei servizi 3-6 anni prima convenzionati FISM, imprese cooperative i cui contratti a volte sono affiancati da regolamenti interni peggiorativi dei contratti stessi e che non prevedono la figura dell’insegnante nell’assoluto silenzio delle istituzioni preposte al controllo e al sovvenzionamento economico), il tema dei diritti dei lavoratori che devono complessivamente essere garantiti nel sistema, e il tema del ruolo del governo del pubblico anche attraverso il rafforzamento dei sistemi di controllo e di verifica sull’utilizzo delle risorse e sulle condizioni del lavoro.

Non si può pretendere che il Sindacato aderisca acriticamente a proposte che, per rispondere alle difficoltà dettate dalla crisi economica, scaricano esclusivamente sui diritti dei lavoratori le innovazioni necessarie.

 

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*