IL FUTURO DEI SERVIZI: I TAGLI E I RISCHI SULLA COESIONE SOCIALE

Comunicato Stampa

Da giorni sulla stampa è alla ribalta della cronaca il dibattito circa la possibile “ privatizzazione “ di quattro scuole d’infanzia del Comune di Modena.
Anche noi vorremmo contribuire alla discussione, ma sarebbe corretto inquadrarla correttamente.

I bilanci dei Comuni, fra cui quello del Comune di Modena, saranno bilanci durissimi per i cittadini e per il sistema di servizi che il nostro territorio ha conosciuto. Aumenterà il prelievo (IMU e in alcuni casi addizionali Irpef) a fronte di una minore capacità di spesa, che potrà avere ripercussioni anche sui servizi che maggiormente contribuiscono alla coesione di una comunità (asili, scuole, sostegni all’handicap, centri diurni, case protette, centri estivi, occasioni culturali e teatrali, sostegno allo sport…)

Con il Comune di Modena, come organizzazioni confederali e di categoria, abbiamo avviato un confronto che sarebbe opportuno non venisse affrontato pezzo per pezzo sulla stampa a maggior ragione di fronte a queste difficoltà, se è vero che la manovra dovrà essere di 28/29 milioni, di cui 10 di tagli alla spesa.
Allora il problema non è solo la scelta di privatizzare quattro materne che per noi dovrebbero rimanere in capo al Comune o al massimo andrebbero statalizzate, o la scelta di esternalizzare una delle ultime due case protette (e Centri diunrni) oggi a gestione diretta (la San Giovanni Bosco) e che noi vorremmo continuasse a esserlo: il problema sono le motivazioni e le ragioni su cui si basano queste scelte, che noi chiaramente non possiamo accettare acriticamente, dentro un sistema complessivo di tagli che impoverirà il nostro sistema di protezione sociale.

Noi vorremmo affrontare questo dibattito quindi fuori da ambiti ideologici per cui si devono fare le esternalizzazioni per risparmiare, ma occorre anche dire su chi e cosa, i diritti dei lavoratori e la qualità del servizio o perché è logico declinare una sussidiarietà strana per la quale le risorse pubbliche si devono trasferire al privato: entrambe queste ipotesi ci vedono contrari.
Forse il tema vero sarebbe fare sistema e ragionare del futuro del nostro welfare non Comune per Comune o Assessorato per Assessorato, ma ragionare di quanti, quali servizi potremo ancora erogare, sapendo che per esercitare la funzione di controllo e garanzia che il pubblico dovrà rafforzare occorre avere un livello significativo di gestione diretta dei servizi stessi; con quali altre forme possibili di gestioni, con che garanzie e tutele per chi i servizi li eroga tutti i giorni e per chi ne fruisce.

Probabilmente alcune scelte di esternalizzazione saranno attuate anche a fronte del blocco del turnover e per i vincoli imposti dalle ultime manovre di finanza pubblica fatte dai governi Berlusconi e Monti che solo come CGIL abbiamo contrastato, ben consapevoli che l’obiettivo vero di queste manovre era ed è la riduzione del perimetro e della garanzia pubblica nell’erogazione dei servizi, che sono le condizioni primarie per continuare a parlare di un sistema universale e non residuale di welfare.

Allora francamente e senza volontà polemica stupiscono un po’ alcune dichiarazioni della CISL che oggi dichiara che le “esternalizzazioni“ sono sempre una sconfitta, dopo aver sempre rivendicato una maggiore sussidiarietà e dopo avere, di fatto, in parte condivise manovre di finanza pubblica che scaricano sui livelli locali i tagli maggiori.

Chiediamo che il confronto con le OOSS, se ancora si vuole perseguire, riprenda dal quadro generale e dalle scelte strategiche prioritarie (riorganizzazione macchine comunali, contrasto evasione ed elusione, difesa e sostegno delle fasce più deboli della popolazione e del sistema di welfare) per continuare a garantire l’indispensabile livello di coesione sociale in un momento così difficile.

Modena, 23 febbraio 2012

Tania Scacchetti, responsabile welfare segreteria Cgil Modena
Maurizio Guidotto, segreteria sindacato Fp/Cgil Modena

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