DENIGRAZIONE, INSULTI… LAVORO O TRINCEA?

Due episodi accaduti in questi giorni stimolano, a nostro avviso, alcune domande ed alcune riflessioni. Quale rapporto esiste oggi tra chi necessita di servizi pubblici e chi li eroga materialmente? Quale è il rapporto, oggi, tra cittadini ed operatori dei servizi pubblici? Andiamo per ordine: partiamo dai due episodi.

Uno è stato riportato da alcuni organi di informazione: al Charitas (importante e serio istituto che ospita cittadini diversamente abili) è stato segnalato un “caso” di “presunti maltrattamenti” ad un utente.

L’altro, invece, è noto solamente a chi lo ha vissuto: al Comune di Modena un utente entra in ufficio, non trova la risposta che desidererebbe e prende a male parole ed infine rifila uno sputo in faccia ad una malcapitata operatrice.

Non vogliamo parlare in particolare di questi due episodi, non è questo che ci interessa. Vogliamo invece prenderli come esempi di tante situazioni simili che ci vengono segnalate sempre più spesso.

Questa tipologia di episodi ha radici comuni? Sì, almeno due.

Sono la necessità di risposte dal pubblico e l’idea di lavoratori che non meritano rispetto.

 

E su questi temi è importante fare qualche ulteriore riflessione.

Ad esempio, si potrebbe riflettere sul fatto che quando la condizione familiare è debole, quando le difficoltà sono alte, a volte la disperazione può fare commettere atti che in altre condizioni non si commetterebbero. E la nostra società deve essere vigile: quante sono le famiglie a Modena in condizione di difficoltà, magari perchè c’è un familiare non autosufficiente, che vorrebbero vedere accudito meglio di quanto non si riesca a fare? Quante le famiglie dove un componente ha perso il lavoro, che non arrivano alla fine del mese, e dove il disagio economico diventa poi disagio sociale?

Quante, per farla breve, le famiglie a cui il sistema pubblico non riesce più a dare una risposta sufficiente rispetto ai propri bisogni ed alle proprie aspettative?

Ed allora diventa sempre più importante che la comunità rifletta, come la CGIL sostiene da tempo, su quali sono le ripercussioni delle scelte che il Governo ha compiuto.

Da una parte servirebbero due operatori dedicati ad un utente con gravi difficoltà, dall’altra si azzera il Fondo Nazionale per la Non Autosufficienza, si tagliano drasticamente i sostegni al sociale ed alla disabilità, si massacrano i bilanci delle Autonomie Locali e delle Regioni (quindi anche delle Aziende Sanitarie). Altro che due operatori dedicati ad un utente, vengono invece ridotti i minuti di assistenza…

Da una parte una famiglia si rivolge agli uffici pubblici per avere rapidamente un sostegno, un aiuto, dall’altra un’assistente sociale ha in carico 125 casi, rischia denunce, e magari deve pure farsi carico del lavoro della collega in maternità che non può essere sostituita per via dei vincoli alle assunzioni.

E con esempi di questo tipo si potrebbero riempire interi fogli…

E con chi se la prende il cittadino in difficoltà? Con colui che si trova davanti, con colei che “ci mette la faccia”, con coloro che non meritano rispetto: con gli operatori del servizio pubblico.

E si capisce quindi come la campagna di denigrazione dei dipendenti pubblici sia partita con un obiettivo ben preciso: il Governo Berlusconi ha deciso lo smantellamento sistematico di un sistema di tutele, lo sfaldamento dello stato sociale, e la responsabilità delle inevitabili inefficienze che si sarebbero generate doveva cadere addosso a qualcuno. E quel qualcuno sono i lavoratori dei servizi pubblici.

Mettiamoci nei panni di un cittadino in difficoltà, e magari anche un po’ arrogante: “pago le tasse, esigo una risposta” e se l’operatore di fronte non è in grado di soddisfare appieno la richiesta a quel cittadino torna in mente che quell’operatore “è un fannullone, un ipergarantito, prende troppi soldi, e via dicendo…”

Certo, non tutto funziona perfettamente nei servizi pubblici, ma ben sappiamo che la maggior parte di inefficienze parte dall’alto, non dall’operatore di front-office. Come ben sappiamo che le “supergaranzie” hanno da molto tempo lasciato il posto al blocco degli stipendi (peraltro piuttosto bassi), all’impossibilità di progressione, al calo della formazione, al blocco del turn-over, all’aumento dell’età pensionabile, al differimento del TFR. E sappiamo anche che, per avere il livello di eccellenza che hanno raggiunto tantissimi pubblici servizi nella nostra provincia, gli operatori debbono evidente avere un elevato grado di preparazione e professionalità.

 

E’ forse giunto il momento, quindi, che la nostra società ragioni seriamente su quale modello di welfare vuole, se solidale ed universalistico, o se povero e dove ognuno si arrangia per sé.

E’ forse giunto il momento che la nostra società decida su quale modello di Paese puntare.

Ed è giunto il momento che ognuno faccia la propria parte.

FP CGIL intende ribadire con forza che questa situazione ha una precisa responsabilità: le scelte scellerate dalle conseguenze disastrose del Governo Berlusconi. FP CGIL intende ribadire con forza che il Governo Monti deve cambiare rotta rispetto a quelle scelte, cosa che non pare per nulla intenzionato a fare.

 

Ma FP CGIL continuerà a sostenere che anche a livello locale si può e si deve fare di più, che la politica locale può e deve assumersi maggiori responsabilità.

  • Mettere in sicurezza quei luoghi di lavoro, dove gli operatori sono diventati lavoratori “di frontiera”.

  • Avviare una importante campagna a difesa del servizio pubblico e dei lavoratori. Per fare un esempio non particolarmente positivo, parlare di esternalizzazioni solo in termini di risparmio non è proprio il messaggio ideale da proporre. O, per farne un altro, quanti sono in questa provincia gli amministratori pubblici che, nei fatti e con convinzione, si sono opposti alla indecente campagna del Ministro Brunetta? E quanti, invece, l’hanno assecondata?

  • Mettere in condizioni i lavoratori di poter lavorare, di rispondere alle richieste della cittadinanza. In una parola: non rispettare il patto di stabilità, almeno per quanto riguarda assunzioni ed investimenti. FP CGIL Modena lo sostiene da un anno, ed è una grande soddisfazione che, finalmente, ci stia seriamente riflettendo anche il Presidente Nazionale dell’Anci, il Sindaco di Reggio E. Dal Rio.

 

Per riuscire ad affrontare questa crisi, per mantenere le fondamenta di quel modello di sviluppo sociale che ha reso questa provincia un esempio nel mondo, è fondamentale il supporto di tutti quei lavoratori, e sono tanti, che ancora credono che lavorare nei servizi pubblici sia lavorare per un mondo migliore. Tutti questi lavoratori aspettano solo qualche segnale, un segnale che faccia loro capire che non sono rimasti i soli a crederlo.

Per quanto riguarda la FP CGIL (sperando di non cadere nella retorica): in questi anni c’è sempre stata, c’è e continuerà ad esserci!!

 

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