CONFRATERNITA DI MISERCORDIA: 9 LAVORATORI SENZA LAVORO, STIPENDI E AMMORTIZZATORI

Quella della Confraternita di Misericordia è una strana vicenda, costellata di tanti paradossi. Qualche giorno fa la Misericordia ha comunicato verbalmente al sindacato Fp/Cgil di Modena la cessazione dell’attività, ma c’è modo e modo di farlo: si potrebbe chiudere con dignità, ma purtroppo non è stata scelta questa modalità.
In questo mesi il Presidente della Misericordia ha ripetutamente scritto agli organi di stampa per informare l’opinione pubblica delle proprie vicende personali, ma forse è il caso di rendere noti anche altri particolari ed accadimenti, probabilmente con implicazioni sociali più rilevanti.
La Misericordia è un’associazione di volontariato che per svolgere la propria attività (trasporti di dializzati, trasporti intraospedalieri e finanche una postazione del 118 per conto dell’Azienda USL di Modena, nonché la Casa delle Donne in difficoltà per conto del Comune di Modena) ha avuto bisogno di lavoratori dipendenti. Lavoratori che da anni non hanno i contributi versati e da circa 12 mesi non percepiscono lo stipendio.
Il Presidente ha comunicato al mondo intero la propria ignoranza di questa situazione, addossando ogni responsabilità alla Direttrice. Sarà la Magistratura a valutare le responsabilità. Ma anche quando la situazione di dissesto finanziario è diventata nota a tutti, la Misericordia ha continuato a rapportarsi coi propri lavoratori come se nulla fosse successo. I lavoratori, consci dell’importanza dei servizi svolti, hanno continuato fino alla metà di agosto a lavorare coscienziosamente, senza però mai ricevere non solo un ringraziamento, ma nemmeno una seria spiegazione della situazione. Non solo non sono stati pagati, ma la Misericordia da mesi si rifiuta anche di consegnare i cedolini (le buste paga), negando di fatto ai lavoratori la possibilità di cercare di recuperare quanto a loro spettante negli altri modi previsti dalla legge, ed obbligandoli così a sostenere costose spese legali. In pratica non solo lavoravano gratuitamente, ma questo lavoro è di fatto disconosciuto dalla Misericordia.
Ed ora la beffa: la Misericordia chiude, ma non licenzia i lavoratori, tenendoli legati ad un’azienda che di fatto non esiste più. Nemmeno questo sforzo! Così non è possibile accedere all’Aspi (la vecchia indennità di disoccupazione) e nemmeno farsi liquidare dall’Inps il TFR.
Insomma, complessivamente oltre 100.000 euro di retribuzioni non pagate, anni ed anni di contributi non versati, ed ora nemmeno la possibilità di accedere agli ammortizzatori. E’ necessario che la Misericordia, che già non versa quanto dovuto, si assuma le proprie responsabilità di datore di lavoro!
Ma le beffe non finiscono qui. Infatti i 9 lavoratori della Misericordia rischiano fortemente di non essere ricollocati in nessun altro luogo di lavoro.
Infatti il Comune di Modena ha trasferito le donne ospitate in precedenza verso altre strutture convenzionate, e non è stato possibile ricollocare la lavoratrice che operava presso la Casa delle Donne in difficoltà. I servizi di trasporto e di emergenza/urgenza sono stati invece momentaneamente affidati ad altre associazioni di volontariato, ed anche in questo caso i 5 autisti dipendenti sono al momento senza lavoro.
Un’altra beffa quindi: in questa provincia migliaia di persone hanno perso il posto perché il lavoro non c’era più. Ora si perde il posto anche se il lavoro c’è ancora, a maggior ragione se si parla di pubblici servizi. Con un’ultima, ulteriore, beffa: servizi pubblici, alcuni di importanza vitale per le persone (la postazione del 118), gestiti da associazioni di volontariato che, di fatto, determinano la perdita del lavoro per esperti lavoratori dipendenti.
La Fp/Cgil di Modena auspica quindi che, come è anche nelle intenzioni dell’Azienda USL, questi servizi vengano affidati a brevissimo ad un’associazione seria che assuma regolarmente i lavoratori della Misericordia.
Se ciò non sarà possibile, chiediamo sin d’ora all’AUSL di gestire il servizio direttamente. Non sarebbe infatti tollerabile che un servizio di questo tipo, che (con tutto il rispetto per la generosità dei volontari) dovrebbe essere svolto solamente da lavoratori con alta professionalità e preparazione, venisse invece affidato ad un’associazione non disposta ad assumere i lavoratori. Infatti, il volontariato deve essere un valore aggiunto importantissimo, non una mera sostituzione di lavoro professionale e retribuito.

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