A PROPOSITO DELLA TRATTENUTA DEL 2,5%

Non è tutto Oro quello che Luccica…

La recente sentenza della Corte Costituzionale n. 223 dell’11 ottobre ha sancito l’illegittimità costituzionale dell’art.12, comma 10, del d.l. n. 78 del 2010, nella parte in cui non esclude l’applicazione a carico dei dipendenti pubblici (esclusi i dipendenti degli enti pubblici non economici, che hanno un diverso sistema) della rivalsa pari al 2,50% della base contributiva. 

Con il decreto legge 78/2010 (poi trasformato in legge 122/2010) è stato modificato il sistema di calcolo dei trattamenti di fine servizio dei dipendenti pubblici già in servizio all’1/1/2001, senza però modificarne, come chiarito anche dall’INPDAP con la circolare n. 17/2010, la configurazione normativa. 

Il nuovo trattamento spettante dal 1 gennaio 2011 non è altro che una “quota B” di TFS che viene esclusivamente calcolato come il TFR, e cioè con la formula del 6,91% sulla precedente base di calcolo, accantonata annualmente e rivalutata con una percentuale pari al 75% della rivalutazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo più un 1,5% fisso. In sostanza è stato solo cambiato il sistema di calcolo e il TFS NON E’ STATO TRASFORMATO IN TFR puro. 

Permangono, pertanto, a fronte del contributo del 2,5% a carico dei lavoratori, le AGEVOLAZIONI FISCALI che il decreto legislativo n. 47/2000, riordinando l’intera materia, aveva mantenuto per i soli dipendenti pubblici, in quanto dal 1 gennaio 2001 il TFR viene assoggettato INTERAMENTE all’IRPEF, con il meccanismo del pro-quota. 

Le agevolazioni previste per il TFS sono:

 Abbattimento dell’imponibile pari al 40,98% per i dipendenti di Enti Locali e Sanità e del 26,04% per dipendenti di ministeri e agenzie fiscali (corrispondente alla quota a carico del dipendente sull’accantonamento)

 Franchigia di € 309,87 per ogni anno di accantonamento.

Con la cancellazione della trattenuta, però, rischiano di scomparire anche le agevolazioni fiscali in fase di liquidazione, che in caso di rapporti decennali possono ammontare a svariate migliaia di euro, con importi assai superiori al totale delle trattenute. 

Siamo consapevoli che in questo periodo di difficoltà economica per i lavoratori alcune decine di euro in busta paga nell’immediato farebbero comodo, vogliamo, però, che ci sia altrettanta consapevolezza sulle possibili ricadute negative future. 

Diversa è la situazione per coloro che sono stati assunti dopo l’1/1/2001 per i quali la sentenza potrebbe non avere nessun effetto in conseguenza del fatto che per questi lavoratori la riduzione dello stipendio dipende da un meccanismo diverso rispetto alla trattenuta del 2,5%. 

Vogliamo inoltre ricordare che la sentenza della Corte Costituzionale ha efficacia Erga Omnessi applica cioè verso tuttia prescindere da eventuali richieste di rimborso. 

La FP CGIL ha immediatamente chiesto al Governo di dare disposizione a tutte le amministrazioni di applicare la sentenza che comunque impone ad ogni singola amministrazione di adeguarsi in modo automatico. 

Allegato: lettera FP CGIL al Consiglio dei Ministri  –  scarica pdf

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